…e così a un certo punto mi son detto: “Marco, smettila di immaginarti Eva con questo Alex. Fatti un giro in centro, così non ci pensi più”.
Sì, esatto. Non ha funzionato.
Lo sapete che la pasta si può cuocere a risotto, senz’acqua, e che così gli amidi la legano meglio al sugo?
che nel penultimo disco degli strokes ci sono due pezzi, reptilia e 12:51, che se li carichi sulla sveglia ti viene voglia di buttarti giù dal letto e precipitarti in cucina a fare colazione?
che un […]
Sbagliare: ‘commettere un errore o degli errori, valutare o giudicare in modo errato’.
Disperare: ‘perdere del tutto la speranza in qualcosa’.
Recuperare: ‘effettuare in un momento successivo qualcosa che non si è potuto eseguire nel momento stabilito’.
marco
Una Lettera 22 sopra ai panni stesi. Questo è il mio appartamento di Londra. La macchina da scrivere è del mio compagno di stanza. Oggi non sono di turno al pub, così l’ho presa in prestito, ci ho infilato un foglio bianco e ho cominciato a schiacciare i tasti.
Fuori piove. La prima cosa che pensi […]
Questo è il mio ultimo post sull’amore. Non crediate che me ne sto nella mia stanza a sbattere la testa sui muri. No. Ho appena fatto la doccia, ho i capelli che profumano d’ortica, il phon acceso sulle lenzuola che fa rumore di casa e di buon risveglio. D’ora in avanti, da qui, mi occuperò – […]
Ascolto solo 15 step dei Radiohead, lo faccio in continuazione. Aspetto che dalla canzone spuntino i bambini con le loro urla, così i miei nervi crollano e scoppio a piangere. Nel mio iPod c’erano 14.932 canzoni, ma da quando sono a Londra le ho cancellate una per una. Ho lasciato solo questa. Domani la eliminerò. […]
In aereo. Un pensiero stupido, ma costante: l’uomo è riuscito a inventare un modo per portare un sedere a diecimila metri da terra, ma ancora non è riuscito a capire come funziona il cuore quando non deve limitarsi a pompare sangue.
Sono distrutto. Mi manca lei. E mi manca la sicurezza di aver fatto davvero la […]
Nel buio non posso guardare niente, le tue cose, le cose mie che passando per le tue mani sono diventate tue, il diario sul comodino grondante dettagli di te. Meno male che riesco ancora a farmi un po’ di buio intorno, visto che te ne sei andato.
Non ho voglia di scrivere. Sono preoccupato per mio padre. Ho fatto un casino.
Ho capito che tutti i vostri messaggi sono così numerosi perché pensate che questo sia il blog di un ragazzo che si chiama Matteo. Non è così. Io mi chiamo Marco. Marco Cesaroni.
Ci sentiamo presto. Scusate.
m.